eight or three are definitely better, a is for the address on the letter
<$ In quella straziante sequela di inutili lagne che era l'ultimo post ho accennato al fatto che se la reincarnazione esistesse nella prossima vita vorrei essere senza dubbio un gatto. Ma che farei se Buddha o Krishna o chi per lui decidesse che la mia esistenza è stata talmente meschina e miserabile che non merito quest'onore, ma piuttosto la punizione di rinascere di nuovo umana? Sia chiaro che credo di aver appena scritto una di quelle tirate patetiche di cui mi pentirò due secondi dopo averla pubblicata, ma tant'è. Fino alla settimana scorsa mi sembrava divertente, ora dopo aver passato un paio di giorni in preda ai mean reds (avete visto Colazione da Tiffany? Allora sapete a cosa mi riferisco. Non l'avete visto? Spiacente, non ho voglia di passare un'altra mezz'ora su youtube a cercare il video giusto, quindi arrangiatevi, che in fondo lo so che vivete benissimo anche senza) tutto quel che penso è ridicolo a priori. Ciao, ragazza lunatica, perché non fai come tutte le altre e parli di qualcosa che ti rende felice? Ehi, ma voi non mi trovate noiosa quando parlo come un'adolescente invasata delle inezie che mi rendono felice? Probabilmente sì, ma in realtà non mi interessa, stavo solo cercando un modo un po'più articolato di chiudere il post senza stare a spiegare che il vero motivo per cui ora spegnerò il computer è che ho finito le cose da dire e inoltre in questa stanza fa un freddo cane. Ma alla fine l'ho detto lo stesso quindi niente, goodbye friends, vado a vegetare davanti alla stufa, che è meglio.
Con tutto il tempo che ho per pensare alle mie cazzate, figuriamoci se non ho mai elaborato una risposta. Più sorprendente è il fatto che non l'abbia mai scritta in un post, vista la mia attitudine a mantenere questo blog sotto la confortante soglia della mediocrità, ma se è per questo posso sempre rimediare.
Un paio di anni fa, ad esempio, per puro caso mi ero messa a guardare A Song For Bobby Long e avevo deciso che tutto sommato una volta sfumata l'alternativa-gatto-domestico avrei potuto accontentarmi di essere Scarlett Johansson. Che, dicevo a me stessa, è il tipo di bellezza non scontata che vorrei essere io, è stata una delle muse di Woody Allen, ha recitato in una serie di ruoli che metterei la firma per aver fatto io, eccetera.
(prendiamo per esempio Lost in Translation. Che c'ha tutta una storia dietro, ma non una sola quindi sì, insomma, Buddha o Krishna o chi per te, non è che mi ci faresti recitare nella prossima vita?)
(oppure Match Point, che mi ha preso benissimo, e questo al di là dell'attore protagonista per cui a tratti nutro un'insana ed inspiegabile passione)
(poi ci sarebbe anche Black Dahlia, che non mi ha convinta per niente, ma è pur sempre tratto da un romanzo di Ellroy. Cioè, cristo santo, voglio farla io la protagonista femminile di un filmtrattodaromanzodiellroy. Magari di un remake di L.A. Confidential, che il film che ho visto io era un insulto al libro, e anche piuttosto brutale),
E poi, il fatto che esista una foto come questa in cui è alle prese nientemeno che con una coppa enorme di gelato non può che essere un chiaro segno del destino.
(mi viene in mente, fra l'altro, che sono secoli che non mangio gelato. Effettivamente mi viene in mente è un po'poco visto che sono nelle condizioni di una drogata in crisi d'astinenza, ma non è di questo che stavo parlando.)
Le premesse sono queste.
Fatto sta che poi, qualche sera fa, ho visto Vicki Cristina Barcelona, il cui unico merito è stato quello di avermi occupato una serata che altrimenti avrei passato a fissare il soffitto e/o a rompere i coglioni a mia madre mentre lavorava al computer, e mi sono ricreduta su di lei.
Poveretta, non è neanche del tutto colpa sua, quel film forse ha soltanto accelerato il processo di rielaborazione delle antiche convinzioni. Ebbene sì, signori, la Scarlett non è più sola in cima alla Lista delle Possibili Reincarnazioni ma ha una rivale di tutto rispetto, ovvero la tizia che vedete lassù. Sì, proprio là, nella meravigliosa immagine della stupenda nuova grafica che se non mi riempite subito di complimenti per com'è venuta guai a voi. (no, scherzo. E' probabile che piaccia solo a me ma sinceramente chissenefrega, toh.)
Che poi sarebbe Amanda Palmer, la cantante dei Dresden Dolls.
Posso perdonarvi se non sapete chi è, dopotutto mi fareste perdere il gusto di spiegarvelo.
Cioè, parliamone. Ha una Signora Voce con una personalità che a me ne basterebbe un quarto per sentirmi realizzata. Scrive dei Signori Testi in cui c'è molto più di quel che sembra, quei testi magnifici che devi rileggere dieci o venti volte prima di pensare di averci capito qualcosa, prima di inserirci le tue variazioni sul tema personali e farli completamente tuoi. E credo sia completamente fuori di testa, il che dal mio punto di vista è solo che un bene.
La chicca che ho appena scoperto, poi, è che esce con Neil Gaiman.
Neil Gaiman, non so se mi spiego.
Voglio dire: una ha davanti agli occhi il rischio concreto di una tragica esistenza da commessa di H&M, una vita passata a vendere vestiti che non indosserebbe neanche sotto tortura in cambio di uno stipendio comunque troppo misero per andarsene da casa dei suoi che continuano a chiederle quando pensa di sistemarsi.
(quella sarebbe mia nonna, ovviamente, perché mia madre tende a liquidare la questione in modo piuttosto sbrigativo:
"Sposarsi? Giammai! Fare figli? Se capita..."
"Ehi, mamma, ma tu sei sposata e hai una figl..."
"TACI".)
Dicevo, una si proietta in testa il film del suo poco rassicurante futuro e poi scopre che Amanda Palmer e Neil Gaiman stanno insieme. Che è una rassicurante prova dell'esistenza di qualcosa di buono al mondo, ma è anche una triste conferma del fatto che questo qualcosa di buono pur esistendo capita soltanto agli altri.
Ma non preoccuparti, Amanda, ti voglio bene lo stesso; anzi, mi tocca pure ringraziarti.
Perché quando passeggio in città e per strada vedo una serie infinita di maledette Punto blu, se scoppio a ridere di gusto invece di desiderare un pugnale da harakiri è merito tuo. Perché quando sono chiusa in casa e in preda alla frustrazione e per tirarmi su metto un po'di musica, puntualmente mi ritrovo a cantare a voce assurdamente alta davanti alla mia gatta che mi guarda con occhi sbarrati e iperdilatati ed otto volte su dieci è perché in sottofondo c'è questa (tanto peggio se sono stonata, tanto nessuno mi sta a sentire). E anche perché oh god, I'm thirty, no I'm ten, I'm seventeen, and a bank of Boston beauty queen.
Ecco, sì, parliamo di cose che mi rendono felice, una volta tanto.
La mia tesi è finita. Finita, stampata, rilegata e consegnata. Sì, insomma, gente, mi laureo.
E manca spaventosamente poco, anche se quanto poco non lo rivelerò neanche sotto tortura dato che ho deciso che la data della discussione (che per ora non conosco nemmeno io, e potrebbero anche muoversi a dirla, per esempio) la sapranno soltanto pochi eletti. Tipo mia madre, ma solo perché quel giorno dovrà accompagnarmi in stazione; nell'utopica speranza che mantenga il segreto direi che una persona basta e avanza, visto che ho una paura maledetta.
Parliamo di un'altra cosa che mi rende felice? Parliamo dell'Ikea. No, cioè, io l'Ikea la detesto quanto i centri commerciali e per gli stessi identici motivi, quindi riformuliamo: parliamo della meravigliosa tasca da pasticciere che per soli cinque euri sono riuscita a farmi comprare dalla mater mercoledì. La contropartita è stata sorbirmi un'ora e mezza di lei che girava per tutte le stanze componibili dello showroom, aprendo armadi e cassetti e misurando mobili e facendomi venire una tristezza infinita perché non avrò mai una casa da arredare come piace a me, ma siccome stavamo parlando di cose belle chiudiamo qui il discorso e andiamo avanti.
Parliamo di Photoshop CS3 che sono finalmente riuscita ad installare, ok? E vabbè, sono una sega quando si parla di fotografia e grafica e sì, lo ammetto, arti visive in generale (va da sè che se anche togliessimo il visive non saremmo lontani dalla verità), ma dopo aver usato il 5.5 per i secoli dei secoli amen una versione nuova mi esalta quanto un miracolo piovuto dal cielo. Poi bon, ci sarebbe anche questa vaga idea di uscire un po'più spesso a fare delle foto, o di imparare a usare la reflex nuova di mia madre e darmi un tono, o chissà che altro, ma anche per questo vale il discorso sulle cose ridicole che ho fatto prima. Voglio dire, il giorno in cui scoprirò che esiste qualcosa in cui ho delle reali speranze di diventare brava mi ci butterò anima e corpo e sarò felice, ma per ora quel qualcosa è tipo lamentarmi o essere fuori luogo, quindi tutto sommato non si può dire che io non stia sfruttando al meglio le mie capacità.
tell me why I don't like Mondays, I want to shoot the whole day down.
<$ Questo, invece, potrebbe essere un post del genere "emosità indesiderata", o del genere "mille motivi per cui al contrario di quanto credete non è facile essere me" (che è un sottoinsieme del primo tipo, chiaramente), ma non lo sarà perché mi odio già abbastanza da sola quando faccio così, figuriamoci gli altri. Restiamo sempre sul "che mestizia", però, non vi illudete. Oggi ho passato una buona decina di minuti a guardare la mia gatta che dormiva su un cuscino del salotto. Non so che dire, non so perché lo sto scrivendo, in realtà sono ragionevolmente sicura che non sia altro che uno dei miei soliti stupidi sbalzi di umore, e che passerà appena il media player impostato su "riproduzione casuale" arriverà a una delle canzoni stupide che tengo in memoria apposta per i momenti come questo. Se fossi un gatto, di queste cose non dovrei affatto preoccuparmi.
La mia bellissima, amatissima gatta. Quando la guardo dormire mi si distende qualcosa in fondo al cuore; quando tendo l'orecchio per ascoltare le sue fusa ricordo qual è uno dei miei suoni preferiti, e quando la fisso negli occhioni gialli dalle pupille nere e dilatate mi sento un po'più serena anch'io.
Oggi è lunedì, un lunedì di novembre grigio ai limiti della sopportazione, e io vorrei tanto essere lei. O un qualsiasi altro gatto domestico, è indifferente.
Sarei decisamente migliore da gatta che da umana. Se fossi un gatto non avrei a che fare con questi attimi spiazzanti in cui sembra quasi che il cuore stia per esplodermi in petto, in cui se mi fermo per un solo secondo a pensare alla direzione che ho preso provo una rabbia e un disgusto talmente istintivi e irrazionali che l'unica è fare un respiro profondo e aspettare che passino così come sono cominciati.
Mi viene il serio sospetto di non saper evitare di fare del male agli altri quando sto bene con me stessa. Forse per il bene dell'umanità dovrei essere sempre inquieta e tormentata, ma sarebbe troppo facile, no?
Qui non siamo per le cose facili né per i compromessi. E' questo che mi state chiedendo? Di stravolgere tutto per venirvi incontro? Mi spiace; non sapete quanto e quanto sinceramente mi dispiace, ma è qualcosa di molto, troppo più grande rispetto a quel che posso dare.
Forse ha a che fare con la ragione stessa per cui scrivo su un blog: certe cose ho assolutamente bisogno di dirle a qualcuno, ma non a chi mi conosce talmente bene da poterne riconoscere ad occhi chiusi la causa prima, non subito, non prima del tempo che serve per prepararmi a dare un altro dispiacere quando, davvero, è l'ultima cosa che vorrei.
Sono cambiata, non sono più quella di una volta. O forse sono sempre stata così ed ogni giorno che passa sono un po'meno brava a nasconderlo.
Ma no, questo non lo ammetteranno mai.
Non posso che chinare la testa davanti all'affetto e alla dedizione, sorridere mestamente per tutto quel che avevo di buono che ora non ho più.
Non posso che scusarmi, formulare nella mia testa richieste di grazia che non avrò mai il coraggio di pronunciare e sperare che capiscano.
Oggi, domani, tra vent'anni. Un giorno, magari, prima o poi.
used to be one of the rotten ones I liked you for that.
<$ Di post più o meno sconclusionati ne ho iniziati e cancellati a migliaia, in questi giorni.
Oggi, per esempio, ho pensato di raccontare come e perché ieri è stata una giornata così, come del resto me ne capitano tante dato che il buon dio oltre che bella, simpatica e intelligente (troupe, vai con le risate registrate) mi ha fatta anche mentalmente instabile. Quando si dice i piccoli difetti trascurabili, eh?
Altre migliaia di volte ho pensato di mettere nero su bianco le miriadi di cazzate che mi stanno riducendo il fegato a un colabrodo - che magari uno preferirebbe una dose massiccia di superalcolici, se il risultato finale dev'essere quello. Potrei quasi pensare che mi farei più volentieri un'overdose di whisky liscio piuttosto che pensare alle cinque ore di treno (più i quarantacinque minuti di ritardo) in un giorno per mezz'ora in segreteria studenti, se non fosse che il whisky mi fa schifo e comunque sono mesi e mesi e mesi che non bevo più di uno spritz - sì, insomma, dicevo, raccontare cose inutili e inutilmente irritanti, rielaborarle, rovesciarle, seppellirle sotto strati e strati di ironia feroce almeno nelle intenzioni, è questo che ho provato a fare, ma dopo poche righe, posta davanti alle due Domande Scomode per eccellenza, vale a dire a chi cazzo credi che interessi? e non penserai mica di avere uno stile? ho chiuso il blocco note e mi sono ritirata sconfitta.
Com'è che si dice, ho perso una battaglia, ma non la guerra.
Insomma, dopotutto tentare di sfogare i nervi a fior di pelle e l'ansia che sale scrivendo invece che ficcando la testa in una scatola di biscotti finché non se ne vede il fondo ha il sapore della sudata vittoria. E certo, è vero che da che mi ricordi ho sempre scritto anche se i tre quarti delle cose ben pochi le hanno lette, ma non ne sono mai stata soddisfatta quanto ora.
Ma perché sono partita dai post sconclusionati e mai finiti? Ah beh, certo, le due Domande Scomode, la rinuncia, il proposito di aspettare qualcosa di intelligente da dire, di evitare un altro post inutile e banale.
Come se questo non fosse inutile o banale, andiamo.
Il fatto è che è tutta la settimana che mi gira in testa, se non altro perché ancora non ne sono venuta a capo. Quindi, cari amici della notte (un cazzo proprio, sono le dieci di mattina, nove e cinquanta se proprio proprio vogliamo esser precisi), mettetevi comodi, oggi vi racconterò della Canzone che Porta Sfiga.
E no, non chiedetevi che canzone è, perché il punto fondamentale di tutto il discorso è che nemmeno io me lo ricordo più.
Ma partiamo dall'inizio: insomma, c'era questa canzone,
(che non è Friday I'm in Love, perché all'epoca la mettevo in repeat elevato alla seconda)
che per un certo periodo, parlo proprio di mesi,
(no, non è Buddy Holly, perché me l'ascoltavo pure in auto, e con che soddisfazione)
ai tempi del mio primo lettore mp3 che teneva cinquanta canzoni ad esser fortunati, quando la priorità assoluta era tenere nello zaino un paio di pile di ricambio perché un quarto d'ora di corriera senza musica equivaleva alla morte civile e cerebrale,
(e non sono nemmeno i Depeche Mode, perché quelli erano più da ritorno a casa in macchina alle tre di notte che da spedizione della morte al Liceo M. alle sette di mattina)
e sicuramente prima che cominciasse ad esserci qualche reale speranza con un certo ragazzo, perché quando questa stupida mania è cominciata ancora non sapevo il suo nome,
(quindi non può essere This Could Be Love, perché quella è arrivata dopo)
insomma, sì, all'inizio del 2006, del meraviglioso 2006, del maledetto e fottuto 2006 c'era questa canzone che tutto sommato mi piaceva, ma che mi costringevo a saltare quando c'era qualcosa che doveva assolutamente andarmi bene perché il caso aveva voluto che da un po'di tempo a quella parte tutte le mattine in cui l'avevo ascoltata si erano rivelate nient'altro che il preludio a una giornata incontrovertibilmente di merda.
E non è che fossi superstiziosa, che non lo sono mai stata in vita mia: ero solo molto adolescente e molto cretina, e c'era qualcosa nell'aria, forse la fine del liceo o una qualsiasi altra specie di luce-in-fondo-al-tunnel che mi sembrava di vedere con un po' di fantasia, insomma, qualcosa nell'aria che mi rendeva ancora più stupidamente felice.
O più felice della mia stupidità, vedete voi.
Bene, quale fosse la Canzone che Porta Sfiga non me lo ricordo proprio più, e sì che ne ho cercato le tracce dovunque. Nei vecchi post, sui vari quaderni e blocchi e foglietti che riempivo di disegni e citazioni e viaggi mentali, sul diario di quinta superiore, nei cd che ho fatto quello stesso autunno quando mi era ormai passata la mania; e non ho trovato niente.
E sì che io sono una di quelle persone con una memoria talmente ossessiva da ricordare nei minimi particolari cose a cui non ripenso da anni se solo mi ci concentro un attimo su, talmente precisa che in un test a risposta multipla posso dare la risposta giusta a una domanda della quale so soltanto che riguardava il paragrafo posto in basso a sinistra in una pagina con una foto sulla destra.
Quindi, sul serio, ho in testa immagini chiarissime di me seduta in corriera che premo il tasto "avanti" del lettore. E di un giorno di marzo in cui mentre tornavo a casa da scuola ripensando a tutte le piccole cose che erano andate bene mi domandavo se non fosse il caso di ascoltare la Canzone, così, per premiarmi, per esorcizzare. Di quel giorno mi ricordo perfino cos'avevo pensato la mattina appena svegliata e che vestiti avevo scelto nell'ingenua convinzione di sembrare un po'più carina; sul serio, la mia testa funziona così, e non so quanto sia normale.
Per cui, ecco cosa credo sia successo.
Un giorno, finita l'estate, mi sono decisa a riascoltarla pensando che dopotutto non avrebbe fatto poi così male. E da quel momento è tornata ad essere semplicemente una delle tante canzoni che mi piacciono o che mi sono piaciute, si è confusa in mezzo alle altre, ha assunto nuovi significati, si è legata a nuovi ricordi.
Sicuramente è ancora salvata nel mio computer.
Probabilmente in questi tre anni l'ho sentita chissà quante volte, senza mai pensare che qualche tempo prima era la terribile Canzone che Porta Sfiga; e adesso per quanto mi sforzi, per quanto mi arrrampichi sugli specchi delle associazioni mentali, non mi ricordo più qual è.
Dubito che lo scoprirò mai più, a questo punto; e, maledizione, non sapete quanto mi dispiace.
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To all the ones who tried the most, was I supposed to cheer your efforts? Sorry that I chose so poorly, golly gee am I the poster girl?
(she's the kind of girl who looks for love in all the lonely places. the kind who comes to poker pockets stuffed with kings and aces. she's the kind of girl who only asks you over when it's raining, just to make you lie there catching water dripping from the ceiling.)