like I haven't seen Barbados, so I must get out of this.

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Odio andare al centro commerciale, specialmente il fine settimana, specialmente quando fa brutto tempo. E oggi è sabato, e il cielo è di un grigio scuro che non promette nulla di buono. Ma ho promesso ai miei che avrei fatto la spesa per domani, i miei che torneranno stanotte a chissàcheora perché il loro volo è già in ritardo, e quindi non ci son santi: ci vado, ci devo andare.

Odio il centro commerciale perché è sempre pieno. Non importa dove vuoi parcheggiare, il primo posto vuoto sarà di sicuro dall'altra parte rispetto a dove sei tu. Poi entri, ed è anche peggio, perché dentro c'è la gente. Rassicuranti famigliole coi carrelli pieni di merendine e cibo per cani e uno o due bambini il cui scopo sembra sempre essere gridare finché le pareti non vengono giù. Tamarri scesi dalla campagna che approfittano della coda alla cassa per lanciarti occhiate ammiccanti da dietro le lattine di birra e i flaconi di gel. Vecchi che non sanno usare la cassa automatica, e allora perché cazzo ci si provano? Persone normali e apparentemente insignificanti a cui nonostante tutto non riesci a perdonare il fatto di esser lì anche loro, a stringerti a destra e a sinistra in una calca in cui ti senti ingombrante quanto l'Omino Michelin, a serrarti il respiro che a ogni passo diventa più pesante. Ogni volta che entro, tutto ciò a cui penso è sbrigarmi ad uscire.
Devo comprare cinque cose, ne trovo tre. Bestemmio contro i sacchetti di plastica del reparto frutta e verdura, ché il giorno in cui riuscirò ad aprirne uno al primo colpo è ancora di là da venire.La coda alla cassa è inevitabile ma mi rassegno, ho tempo, e comunque non avrei di meglio da fare. Davanti a me c'è una coppia che paga un pacchetto di marshmallows con un biglietto da cinquanta. Cerco di ricordare che sapore hanno, da bambina non me ne hanno mai comprati perché non fanno bene. Il tipo non capisce dove si prende il resto, nonostante la scritta "ritirare qui le banconote" a caratteri cubitali sotto il suo naso. Si baciano, se ne vanno. The end.
In fondo alla fila riconosco un tipo per cui avevo una specie di cotta al liceo. Non lo vedo dal giorno della seconda prova di maturità ma non c'è dubbio, è lui. Ed è sempre maledettamente bello.
Di lui ricordo un sorriso che metteva i brividi e un cervello da gallina che faceva cadere le braccia. Ci prova con te, mi dicevano le mie amiche. Sì, con me e con altre dieci ragazze, rispondevo io, che m'indignavo ogni volta che qualcuno mi consigliava di cedere. No, è troppo stupido. No, ha la ragazza. No questo, no quello, no. No, perché sapevo che tra tutte non avrebbe mai scelto me. Ma se l'avesse fatto, se l'avesse fatto sul serio, chi può dire come avrei reagito? Forse avrei accettato di divertirmi un po', se non avessi notato la catenina con inciso il nome "Elisa". "Elisa", che anche oggi è accanto a lui, apparentemente meno frivola di allora ma ancora al suo posto. Prima di ripiombare nel disinteresse e nella mia spirale di pensieri accenno un sorriso rivolto a nessuno in particolare: forse, dopotutto, mi sbagliavo su di loro. O forse no.

Tutto sommato in terza superiore avevo ancora dei principi; la rabbia che provavo per questo ragazzo così bello e inconsistente mi poneva in una botte di ferro, sapevo che mai e poi mai avrei fatto un passo falso a causa sua. Non potevo certo immaginare che anni dopo ne sarebbe arrivato un altro esattamente come lui, e che con la testa confusa e il cuore in tumulto io stessa avrei distrutto quel muro di indifferenza che tanti sorrisi da brivido non erano riusciti quasi a scalfire. Un errore che ho meno problemi ad ammettere che a spiegare. Sì, un po'mi vergogno, perché suona come la battuta di punta della stupida puntata di un telefilm. Summer che confessa a Marissa, o Rory che confessa alla mammaperamica, o chi per loro, che ha fatto una cazzata con un certo ragazzo perché era molto giù per via di un altro. Suona infantile, suona idiota, però è così.
Per via di un altro. Eh già, per via di un altro. Dell'unico, guarda caso, con cui neanche un incontro casuale al supermercato mi farebbe sentire del tutto al sicuro. Che farei se me lo trovassi inaspettatamente davanti? Bella domanda. Forse cambierei direzione prima che possa accorgersi di me, a meno che non sia uno di quei rari giorni in cui mi sento bella e maestosa, e calcolerei il mio percorso successivo in modo da rimanere il più possibile ai margini del suo campo visivo. Oppure proseguirei per la mia strada senza troppi problemi, almeno ci proverei. Già m'immagino nel tentativo di ignorare quel centesimo di secondo prima di riprendere il controllo del mio distacco, quel centesimo di secondo in cui lo guardo con la coda dell'occhio e qualcosa mi s'incrina dentro.
Qualcosa di minuscolo, qualcosa di impercettibile che però fa male come un centinaio di ossa rotte.

Poi esco, e fuori piove a dirotto. Supero con passo veloce le famigliole ammassate accanto alle porte nel tentativo di ripararsi: una volta tanto perfino io ho l'ombrello in borsa, una piccola ma appagante vittoria sulla mia solita distrazione. Non che serva a molto: neanche il tempo di raggiungere la macchina che sono già tutta bagnata, grazie a una cicciona col Peugeot 206 azzurro che mi è passata accanto sollevando un'onda anomala da una pozzanghera. Ma dopotutto, chissenefrega.
La pioggia è davvero forte, decido di aspettare un po'prima di ripartire. Mi chiudo dentro così tanto per fare, accendo l'autoradio, mi perdo a guardare le gocce di pioggia che scorrono sul parabrezza, scrivo un paio di messaggi, guardo distrattamente la mia faccia riflessa nel retrovisore, accenno a cantare qualche strofa sperando che il tizio della macchina accanto non arrivi proprio nel bel mezzo di quella che una volta era senza ombra di dubbio la mia canzone. Una volta, prima che prendessi la brutta abitudine di parlare troppo.

I've been here, silent all these years...
Silent...all these...
Silent all these years...

Anche questa potrebbe essere una scena da film, ma un film diverso, uno di quelli un po'amari in cui l'eroina tira avanti tra chilometri macinati qua e là e sacchetti della spesa ma a un certo punto succede comunque qualcosa che spezza la routine anche se poi non è detto che porti a un lieto fine.
Addosso ho la maglietta fighissima che ho comprato a Porta Portese l'estate scorsa e un paio di jeans che fino a qualche mese fa non riuscivo a infilare più su delle ginocchia. La mia faccia ha qualcosa di strano, ha un aspetto morbido e informe come se fosse stata modellata nel pongo e quando sorrido allo specchietto sembra sfaldarsi ancora di più. Non riesco a capire se le mie labbra mi piacciono o no, sono troppo sottili o perlomeno non abbastanza grosse per intonarsi col resto. Non ho l'aria della protagonista di un film, ma non si sa mai.
Aspetto qualche altro minuto senza mettere in moto, un po' per inerzia e un po' perché voglio prima ascoltare tutta Cornflake Girl.
Poi parto, sapendo che se voglio ricordarmi tutte queste cose non devo pensare a nulla almeno per i cinque o dieci minuti che impiegherò per arrivare a casa.
Prima, seconda, stop. Prima, seconda, terza, rotonda, e ora via prima che arrivi qualcuno da sinistra.
L'ultima riflessione a cui mi abbandono prima di concentrarmi sulla guida è che sarebbe tutto infinitamente più facile se potessi costringere la mia testa a funzionare così.

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irisbellamy ha scritto in viaggi mentali, thinking back, gente di un certo livello @  21:57
 

leave me out with the waste this is not what I do.

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...e questa è l'Iris che ritorna dall'oblio mediatico, in tutti i sensi dato che oltre a degnarmi di aggiornare il blog sono pure tornata al paesello natale dopo 4 mesi di liberaz...EHM, erasmus. Su, dai, fingete almeno di essere contenti! Tanto il post non ve lo risparmio, eh.

Andiamo con le novità. Il modus operandi lo conoscete, ormai, no?
1)La tristesse impera, ma i miei tentativi di non darlo a vedere sono talmente patetici che l'unico risultato è che combino ancora più guai del solito. Mi sono buttata col doppio delle energie sulle litigate con mia madre (la quale ha evidentemente voglia di sfogarsi di tutti i suoi problemi con il resto del mondo; e quale miglior capro espiatorio se non la sua unica figlia? Ebbene, datemi un altro posto non troppo freddo e abbastanza lontano da qui in cui trasferirmi e faccio le valigie immediatamente) e sul cibo, non ho voglia di fare un cazzo a parte dormire e guarda caso dal giorno in cui ho rimesso piede cui non ci riesco, e altre amenità del genere.
ma...
2) Ehi, la madre ne ha finalmente combinata una giusta: ha comprato un computer nuovo! Dopo tipo 3 o 4 anni che questo girava alla velocità di un triciclo senza la ruota davanti, faccio notare. Ma perché rivangare il passato? Diamo quindi il benvenuto al mio nuovo amichetto, e speriamo che Office 2007 non mi faccia troppo dannare (ce l'ho già sul portatile, e in francese, e non è che lo ami alla follia).
3) Ho ricominciato a guidare (e son partita subito bene: via a 80 all'ora sulla strada fuori da casa mia, che di solito faccio a 60 per non esaurire subito tutto il divertimento), ho ritrovato la mia gatta che mi era mancata un sacco, ho finalmente potuto mangiare una pizza come si deve e bere un caffè degno di questo nome (manca ancora il gelato, EH), ho rivisto quasi tutti i miei amici udinesi e bon, insomma, non mi sto ancora annoiando a morte, il che è positivo. Sicuramente preferisco questo alla ripresa dei corsi, mioddio, ma manca davvero così poco?
4) non lo so, ma li volete un po'di gossip francesi, così, en passant, prima che la cena sia pronta? Nah, non mi va adesso, ho già scritto troppo per essere il mio primo post dopo settimane e settimane di disconoscimento della lingua italiana, quindi lascerò che sia qualche immagine a parlare (e vado a caso, perché sul pc nuovo non ho le foto salvate quindi devo recuperarle da facebook, varie ed eventuali):
*questa è carina, per esempio, credo che la stamperò per appenderla in camera a Padova assieme a qualche altra. Ok, vanno spiegate le facce ilari, forse. Diciamo che a quella festa ci sono arrivata a stomaco vuoto dopo due ore e mezza di allenamento di pallavolo, ecco, e che non è che si possa riempirmi il bicchiere di vodka fino ad esaurimento scorte così, senza preparazione. Quanto agli altri, erano già belli andati prima che arrivassi (prima cosa che vedo: un tizio che vomita sul tappeto. Olllè!). Ah, il ragazzo è il primo gay francese che abbia mai conosciuto, e l'unico dichiarato, ad ogni modo XD
*questa è ancora più carina, anzi, una delle mie preferite direi. Dalla stessa serata viene una delle foto di me più belle che esistano (e questo è tutto dire, dato che ne avete mai viste voi di foto di me che siano belle?), ma nooooo, non la metto, altrimenti sembra che me la tiri, eh. Serata memorabile, ad ogni modo. Le organizzassero da noi delle feste così...hey, vecchia, smettila con le tirate nostalgiche, che hai già rotto.
*altra foto memorabile, ma per spiegare il contesto ci vorrebbe un post dedicato, quindi no, non oggi. Dico solo che quella sera portavo delle unghie finte che mi hanno fatto decidere che piuttosto di perdere la facoltà di compiere operazioni elementari quali chiudere i bottoni di un cappotto continuo a mangiarmi le unghie a vita, e che la festa in questione è stata teatro della mia ultima conquista francese (ora ricomincia l'astinenza, c'est clair, la Legge della Sfiga mi attendeva a braccia aperte e io son pure tornata da lei). Chi sa si faccia quattro risate, prego, che io vado a cena XD

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irisbellamy ha scritto in shiny happy life, thinking back, gente di un certo livello @  21:22
 

we'll do it all, everything

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Partiamo dicendo che anche a 12 ore di macchina dal mio habitat naturale a livello "vita sentimentale" mi sto cacciando nei casini, e che casini, roba che se potessi discuterne tranquillamente mantenendo la mia vis comica e il mio distaccato sarcasmo potrei farvi morir dalle risate. Peccato che, ops, ci sia proprio in mezzo...e quindi taccio in attesa che la mia indomabile coglionaggine si plachi e decida che non è proprio il caso di far danni. Ah sorella sfortuna, ah cugina sfiga...mi volete proprio bene, eh?

Vabeh. Quello che volevo raccontare veramente è che ho trascorso quattro splendidi giorni tra Parigi e Tours con le mie migliori amiche venute in visita dalla cara vecchia Morphine City, e che sono così felice, ma così felice di aver potuto passare questo tempo con loro che ora ho paura del momento ancora indefinito in cui da qui a domenica (vacanze scolastiche, e tutti i miei compagni sono tornati ai loro paeselli natali) arriverà la botta di solitudine, perché so che sarà brutta il doppio del solito. Ma perché pensarci, in fondo? Meglio studiar finanza per l'esame del 7, studiare nuovi interessanti modi per complicare la vita a me stessa e agli altri (facile, facilissimo, si tratta pur sempre di me), cucinare per un reggimento e finire tutto da sola (sto diventando un'ottima cuoca, in effetti. Chi vuole farsi invitare a cena quando torno?), cazzeggiare sulla mia nuova droga alias Facebook (tristemente, sì. C'è tutta la mia facoltà, non potevo farmi sfuggire quest'occasione di rider dietro a certi elementi...), andare a correre (giuro! Inizio domani, il freddo mi fa un baffo, tiè), e poi boh.
Per certi versi non sono mai stata così serena come lo sono di questi tempi. Però in questi quattro giorni ho ritrovato alcune piccole cose che mi mancavano e che ricominceranno a mancarmi, e si sa, è di piccole cose, più che di grandi, che sono fatte le mie giornate...è stato liberatorio poter dire di nuovo tutte le parolacce che volevo in italiano (quelle francesi sono fini anche negli insulti peggiori. Ma si può?), consolante poter preparare per qualcuno il caffè dopo pranzo, stranissimo rischiare, all'inizio, di cominciare le frasi in francese perchè non mi ricordavo le parole in italiano...meraviglioso ritrovare due delle al massimo quattro persone a questo mondo con cui posso condividere tutto sapendo che sarò compresa.
Ad ogni modo, in teoria alcune foto dovrebbero vedersi qui. E fate attenzione perché ci tengo particolarmente e ne vado molto fiera (nonostante le facce da tossica che talvolta si possono ammirare)...

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irisbellamy ha scritto in shiny happy life, gente di un certo livello, cinismo al potere @  19:57
Music

afterhours. alkaline trio. arctic monkeys. avantasia. bloc party. bright eyes. coldplay. dire straits. dream theater. dresden dolls. franz ferdinand. guns'n'roses. iron maiden. interpol. kate bush. lifehouse. metallica. modena city ramblers. muse. nightwish. nirvana. oasis. pearl jam. pennywise. pink floyd. placebo. radiohead. ramones. sex pistols. ska-p. smashing pumpkins. smiths. sonata arctica. subsonica. system of a down. the bravery. the cure. tool. tori amos. verdena. white stripes. within temptation. yeah yeah yeahs.

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To all the ones who tried the most, was I supposed to cheer your efforts? Sorry that I chose so poorly, golly gee am I the poster girl?

(she's the kind of girl who looks for love in all the lonely places. the kind who comes to poker pockets stuffed with kings and aces. she's the kind of girl who only asks you over when it's raining, just to make you lie there catching water dripping from the ceiling.)

ABOUT ME
Iris Trouble Bellamy. Ventidue anni all'anagrafe, quindici senza trucco in faccia, come età mentale a volte diciotto e a volte quaranta ma mai al momento giusto. Risparmiatevi la fatica di etichettarmi: sono troppo vecchia e grassa per essere emo, troppo fèscion per dirmi alternativa e troppo stramba per essere qualunque altra cosa. Se proprio non potete farne a meno chiamatemi "maledetta rompicoglioni", che poi è la verità.
Ebbene sì. Parlo come uno scaricatore di porto, rido troppo forte, faccio sempre di testa mia tranne quando ho ragione sul serio, non mi piace nulla di quel che piace agli altri e non si capisce mai cosa mi passa per la testa. La lista dei miei difetti è lunga il triplo di quella dei pregi ma è più facile da raccontare, perché a meno di non conoscermi bene all'altra non ci credereste mai.
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...e basta.