don't wake me I plan of sleeping in.
<$ Il pensiero da treno delle sei e quarantasette del mattino, il primo dopo la procedura standard delle cose da fare quando la giornata comincia tre ore prima del solito, è quanti anni può avere uno che ha vissuto almeno diecimila giorni. Il pensiero da treno delle quattro e sedici del pomeriggio è che se voglio far durare un'altra ora e mezza la batteria esanime del lettore mp3 devo mettere la funzione brani casuali e lasciarla andare senza saltare neanche una canzone. E funziona. Poi, riflessioni sparse. In un viaggio di un'ora e mezza se ne possono fare tante. Alla festa qualcuno ha detto, con un sorriso gentile, che dopotutto non sarebbe così assurdo che io facessi davvero la fotomodella. (ad ogni modo, diecimila diviso trecentosessantacinque fa ventisette virgola tre, nove, sette, due, sei. E' vero, pensavo qualcosa in meno.)
Probabilmente più di quel che credo è la prima risposta. Troppo vaga.
Allora tento di svolgere diecimila diviso trecentosessantacinque a mente per arrivare a un'approssimazione decente, ma è evidente che il mio cervello non si è ancora svegliato del tutto.
Non ho neanche la lucidità sufficiente per prendere il cellulare e fare il conto sulla calcolatrice, ma mi viene in mente lo stesso di prendere il cellulare per scriverci un appunto che mi ricordi tutto questo la sera a casa. Un secondo dopo averlo salvato mi addormento per risvegliarmi una mezz'oretta dopo a Pordenone.
Sulle prime credevo fosse ancora Casarsa; meglio per me.
Sul treno che ho preso prima, quello delle tre e mezza, c'era un tizio che, mioddio. Prendiamo un certo ragazzo all'epoca in cui l'ho conosciuto io, togliamogli ancora uno o due anni e molto probabilmente il risultato sarebbe circa così.
Cose che capitano, la gente si somiglia, io vengo costantemente scambiata per qualcun altro da completi sconosciuti che a volte neanche si rendono conto dell'errore. Ma se un giorno lo incrociassi per strada e non lo riconoscessi, che razza di completa imbecille sarei?
In realtà non ha senso chiedermelo, perché sarebbe praticamente impossibile già incontrarlo per caso dovunque. Ma forse è proprio per questo che ci ricamo su mentre guardo dal finestrino e ascolto canzoni che non posso saltare, altrimenti non potrei permettermi il lusso di immaginarmi una situazione divertente, perché dovrei impiegare il mio neurone più utilmente a non pensarci.
Mi immagino il disappunto di chi leggerà il racconto che sto scrivendo, l'impressione che sia incompleto, e sì, insomma, cosa significa, ce l'ha una morale?
Diavolo, no. E' la vita che non ce l'ha, una morale.
Potrei passare il resto dei miei giorni a fare i conti con me stessa escludendo tutti gli altri, è un sacco di tempo, ma chi può dire che ne otterrei esattamente quel che cerco? Qualunque cosa io possa imparare da oggi al duemilaechissàche non sarà mai tutto quel che mi serve per spianarmi la strada, ma non per questo desisterò dal percorrerla fino in fondo. Non mi spaventa, qualunque essa sia, purché sia solo mia.
Non che questo c'entri molto col racconto che difficilmente qualcuno leggerà, però ci tenevo a dirlo, così, tanto per ristabilire le gerarchie.
Si potrebbe fare, avrei potuto rispondere, purché a scattare le foto fossi sempre io. Ma non mi è venuto in mente, quindi non ho saputo fare altro che abbassare gli occhi mentre la mia faccia assumeva una notevole gamma di sfumature di bordeaux.
Nulla che non si potesse scordare in un minuto, ad ogni modo; semplicemente una delle migliaia di cose a cui bisogna saper dare il giusto peso.
L'umidità mi entra nelle ossa, mi sento come se mi avessero appena gettata in acqua con tutti i vestiti addosso. E questo per pochi minuti a piedi sotto la pioggia, con l'ombrello, un'ora fa. Non si è salvato nulla, nemmeno la rivista dentro la borsa. Penso a vestiti asciutti, scaldamuscoli di lana e coperte. E non so perché ci penso, dato che tutto sommato per un sabato di ottobre nell'estremo Nordest non fa affatto freddo.
Non è ancora sera, manca un sacco di tempo prima di arrivare a casa e già sento il bisogno di dormire. Premo il palmo della mano contro l'occhio destro una, due volte, tre. E' il gesto che faccio quando ho un sonno boia da non resistere un secondo di più.
Chiudo gli occhi, m'immagino che probabilmente li riaprirò verso Sacile, e che da lì in poi ci sarà giusto giusto il tempo per un cruciverba difficile.
and you can't find nothing at all if there was nothing there all along.
<$ Partiamo con una serie di considerazioni musicali, perché no: Insomma, la domanda scomoda che mi son posta insistentemente l'altro giorno, beninteso dopo che la mia coscienza si è svegliata dal coma indotto a cui l'avevo costretta con lo spritz post-esame, è la seguente: dove finisce la fortuna e dove iniziano le capacità?
Primo, oggi ho stabilito che i Plain White T's devono morire male, possibilmente in una strage che colpisca anche i coglioni che guidano senza frecce (così risparmiamo sui costi del napalm, che c'è crisi). Sì, ce l'ho con quella stupida canzoncina che in un tripudio di chitarra e voce lagnosa ripete hey there Delilah seguito da blablabla sdolcinati di vario tipo. E' troppo anche per me, vecchi, già mi pare strano non aver ancora contratto una forma incurabile di diabete vista la quantità di zuccheri che ingerisco periodicamente, se poi mi piazzate a tradimento certe maledette emoballate mentre trasporto mia madre in macchina da un capo all'altro del medio Friuli è la volta buona che ricevo la famosa telefonata che mi annuncia "Tra sette giorni morirai".
(sì, perché mia madre aborre i miei cd per partito preso, visto che non ne ha mai ascoltato uno. E' già tanto che non mi abbia chiesto di mettere su Radiouno per ascoltare il tg regionale.)
(e comunque no, "The Ring" non l'ho visto e non ne ho la minima intenzione. Infatti avrò pure sbagliato la citazione, ma vogliatemi bene lo stesso.)
Secondo, avrei proprio voglia di postare il testo di una canzone dei Dresden Dolls, ma mi conosco troppo bene per non sapere che se lo facessi divagherei di brutto e non arriverei neanche a metà delle cose che volevo dire. Quindi sappiate che in un'altra dimensione spazio-temporale questo post avrebbe potuto parlare di coincidenze, di Punto blu e di ragazzi con un certo nome (che è piuttosto comune, e sfortunatamente è anche uno dei pochi nomi maschili italiani che non mi suonano troppo male. Una ragione in più per non fare figli, me la segno.), sappiate che stimo sempre di più Amanda Palmer e sappiate che se vi interessa sapere qual'è questa misteriosa canzone che mi diverte così tanto ultimamente non avete che da chiedere.
(Oh, quanto mi piaccio quando decido di esser breve e ci riesco.)
Terzo, non vorrei dire ma sì, cioè, i Nirvana. In Utero. Serve the Servants, cazzo. Anche a distanza di anni rimane, netta, la sensazione di dovere qualcosa a quella canzone. E la speranza che questo qualcosa sia ancora vivo, da qualche parte dentro di me. Chissà che ripescare quell'album dalla pila dei cd non sia stata una scelta vincente in vista dei prossimi mesi.
Ok, considerazioni musicali mode = OFF, riflessioni presumibilmente serie mode = ON.
(serie. Serie. Iris, darling, tu e la serietà nella stessa frase: ma chi vuoi fare fesso?)
Perchè, ecco, uno che è veramente capace ha tutto quel che gli serve per affrontare i rischi e prendersi delle soddisfazioni. Un coglione fortunato, invece, non si farà mai domande di questo tipo e andrà incontro sorridendo al suo destino che, voglia il signore anche se non esiste, prima o poi gli riserverà una bella botta. Tra i due estremi, infinite variazioni sul tema di chi si chiede a che punto della scala sta, se ha imparato qualcosa della vita o le ha avute tutte talmente facili che non capirà mai perchè per quanto si sforzi continua a fare cose che in un modo o nell'altro stonano. Un bel casino, insomma.
Perché appartenere alla terza categoria vuol dire dubitare furiosamente di qualunque cosa, mettersi costantemente in discussione, pensare all'infinito prima di agire per paura di fare l'ennesimo buco nell'acqua, l'ennesimo passo avanti seguito da due indietro.
Vuol dire sognare le giornate gloriose, quelle in cui quando torni a casa la sera la prima cosa che desideri non è toglierti di dosso la corazza ammaccata della persona forte e sparire ma festeggiare una piccola vittoria; vuol dire sperarci continuamente ma sapere in cuor tuo che non hai ancora fatto nulla di così importante per meritarle.
Vuol dire imparare a tessere la tela, ma anche a disfarla rapidamente prima che lo faccia qualcun altro al posto tuo. Magari lasci un punto o due come base di partenza per una prossima volta, ma non è detto che il giorno dopo avrai il tempo, la voglia o la forza di riprendere tutto quanto in mano.
Chissà poi se ricorderai il disegno originale: per quanto ci provi è sempre troppo complicato per ripeterlo esattamente come la volta precedente, per ritrovare le tracce giuste senza indulgere a infinite variazioni sul tema. Le idee migliori sono quelle che ti tornano in mente quando ormai hai elaborato una nuova versione definitiva, e a quel punto diventa difficile scrollarti di dosso la sgradevole impressione di esserti accontentato di una brutta copia.
Quindi, ecco, la gloria non esiste.
Non esistono vittorie nette che compensino le sconfitte brucianti, semmai esiste l'impressione di aver guadagnato terreno rispetto a un obiettivo che avrà sempre e comunque un vantaggio incolmabile su di te.
Esiste il sorriso amaro prima di buttarsi tutto quanto alle spalle pensando peccato, è stato bello, magari fosse così anche domani.
Ed esiste scrollarsi di dosso la fatica, il che è sempre più difficile ogni giorno che passa, e ricominciare a lavorarci su.
<$ Okay. Okay, ci sono quasi. Oggi ho desiderato per un insano minuto di non essere ammessa all'esame di stage. Di rimanere calma e scendere in cucina dai miei e spiegarglielo con un sorriso crudele stampato in faccia: ve l'avevo detto. Ho perso il conto delle cose che racconto sapendo che alla fine dirò beh, non è questo il punto. Nel frattempo gli Oasis si sono sciolti.
Dopo un'intera serata passata ad ascoltare gli Smiths avevo una certa idea su cosa dire e come, ma come al solito sono bastati un decimo di secondo e un piccolo e stupido particolare a stravolgere tutto quanto.
Guardiamola dal lato positivo: una volta tanto non ho rinunciato a scrivere. Sì, mettiamola così.
Sì, ho giocato oziosamente con quest'idea come se fosse veramente una soluzione; ma passato quel minuto mi sono resa conto che non servirebbe certo a cambiare le cose, quindi tanto vale sperare di superarlo in modo rapido e indolore.
Però il punto non è mica facile centrarlo. Non per me, almeno, ammiro chi ci riesce; quanto a chi senza minimamente volerlo centra il mio, di punto...oh, diavolo.
Prendiamo Joni Mitchell quando ha scritto A Case Of You, e il turbamento misto a commozione che provo ogni volta che l'ascolto.
Prendiamo i Dresden Dolls, The Perfect Fit.
Prendiamo gli Smashing Pumpkins, prendiamoli, prendiamo Tonight, Tonight che ogni volta che l'ascolto ho di nuovo quindici anni e penso che se solo fossi nata in una città accanto a un lago il testo sarebbe davvero perfetto. E invece mi è toccato l'estremo Nordest, sono nata in uno stupido paese e la città in cui vivo al massimo ha un canale putrescente in cui nuotano i ratti.
Sì, ho capito, basta recriminare, che non è questo il...
...ok.
Con le canzoni tutto sommato è facile: non dico che le scrivano per quello, ma di certo ci sono altre migliaia di persone sparse per il mondo che le ascoltano e pensano ehi, questa racconta anche un po' di me.
Ma vogliamo parlare, sì, insomma, della vita di tutti i giorni? Quando qualcuno dice qualcosa, o scrive qualcosa, o fa qualcosa che ti colpisce in modo inaspettato come un'idea del tutto nuova, che in realtà è esattamente quello che tu stavi rielaborando da secoli senza mai arrivare al centro della questione. A quello che fa male, che pagheresti oro per trovare e strappare via.
Se tutti quanti la smettessero di caricare la parola amore di aspettative e cliché insulsi mi farei meno scrupoli a usarla per tutte queste persone. E nonostante tutto sarebbe sempre e comunque amore non corrisposto, perché nessuno di questi frammenti di me in cui m'imbatto per caso è stato fatto perché lo trovassi io.
Poi mi domandano perché la mia vita sentimentale è quello che è. Sì, me lo chiedono davvero. Sei così carina, dicono, e io rispondo che scherzi-vaneggi-o-sei-cieco. Sei così intelligente, ribattono, e io obietto che l'intelligenza-è-tutta-un'altra-cosa. Se hanno il coraggio di spingersi fino a sei così buona non serve neanche replicare, tanto lo sanno tutti che i buoni alla fine se lo prendono sempre nel culo. Ma nemmeno questo è il punto, e io come faccio a spiegarglielo?
E non li avevo ancora visti in concerto, cazzo.
afterhours. alkaline trio. arctic monkeys. avantasia. bloc party. bright eyes. coldplay. dire straits. dream theater. dresden dolls. franz ferdinand. guns'n'roses. iron maiden. interpol. kate bush. lifehouse. metallica. modena city ramblers. muse. nightwish. nirvana. oasis. pearl jam. pennywise. pink floyd. placebo. radiohead. ramones. sex pistols. ska-p. smashing pumpkins. smiths. sonata arctica. subsonica. system of a down. the bravery. the cure. tool. tori amos. verdena. white stripes. within temptation. yeah yeah yeahs.
To all the ones who tried the most, was I supposed to cheer your efforts? Sorry that I chose so poorly, golly gee am I the poster girl?
(she's the kind of girl who looks for love in all the lonely places. the kind who comes to poker pockets stuffed with kings and aces. she's the kind of girl who only asks you over when it's raining, just to make you lie there catching water dripping from the ceiling.)